Ian Brady e
Myra Hindley:
Omicidi premeditati, crudeli e a sangue freddo
I Moors Murders detti anche "omicidi delle brughiere", sono una serie di delitti che sconvolsero l'intera Gran Bretagna negli anni ‘60, compiuti dalla coppia di serial killer Ian Brady e Myra Hindley tra il luglio 1963 e l'ottobre 1965, nella zona della Greater Manchester, in Inghilterra.
La loro instabile relazione causò la morte di cinque bambini e adolescenti tra i 10 e i 17 anni: Pauline Reade, John Kilbride, Keith Bennett, Lesley Ann Downey e Edward Evans, di cui quattro furono anche violentati.
Gli omicidi furono così denominati in quanto due delle vittime furono rinvenute in una fossa nella brughiera di Saddleworth. Una terza tomba, sempre nella brughiera, venne trovata più di 20 anni dopo la cattura di Brady e Hindley nel 1966.
Il corpo di una quarta vittima, Keith Bennett, non venne mai trovato, ma si sospetta che anch'esso venne sepolto lì.
Ian Brady nacque il 2 gennaio 1938 a Glasgow, in Scozia, da Maggie Stewart, ragazza madre di 28 anni. L'identità del padre di Brady rimase sempre ignota, anche se sua madre affermò che si trattava di un giornalista morto tre mesi prima della nascita di Ian.
La Stewart non ricevette molto aiuto dalla famiglia, e dopo soli pochi mesi fu costretta a dare in affidamento il neonato una coppia che aveva già quattro figli.
Brady prese il cognome della famiglia affidataria, e venne chiamato Ian Sloan, nonostante sua madre continuò a fargli visita nel corso dell'infanzia.
Venne accettato alla Shawlands Academy, una scuola per ragazzi di buona famiglia, ma il comportamento del giovane iniziò a peggiorare, infatti venne arrestato due volte per furto in appartamento e per questo motivo decise di lasciare la scuola a 15 anni, dove iniziò a lavorare come cameriere.
Aveva una ragazza, di nome Evelyn Grant, ma la relazione tra i due ebbe fine quando Ian la minacciò con un coltello dopo una lite per gelosia. Subì successivamente altri arresti, collezionando ben nove capi d'imputazione, ed infine nel riformatorio.
Deciso a "migliorarsi intellettualmente", prese a studiare da autodidatta, si appassionò alla lettura di Adolf Hitler e crebbe così il suo interesse verso il nazismo in generale.
Nel 1961 conobbe la diciannovenne Myra Hindley, con la quale si fidanzò dopo alcuni mesi di frequentazione.
Myra Hindley nacque il 23 luglio 1942 a Gorton, all'epoca sobborgo operaio di Manchester. I suoi genitori, Nellie e Bob Hindley (quest'ultimo un alcolizzato), la picchiavano regolarmente da bambina.
Le condizioni di vita familiari peggiorarono ulteriormente quando nacque la sorella minore di Myra, Maureen e poco tempo dopo la nascita della sorella, Myra venne mandata a vivere con sua nonna.
Il padre della Hindley aveva combattuto durante la seconda guerra mondiale e sotto le armi era conosciuto come un tipo "duro", per questo motivo, si aspettava che lo stesso forte carattere paterno fosse presente anche in sua figlia; la esortava spesso a fare a pugni, insistendo che "doveva imparare a cavarsela da sola".
Nel 1961 oramai diciannovenne, fece la conoscenza di Ian Brady, e si innamorò di lui nonostante fosse venuta a sapere che il giovane aveva dei precedenti penali.
Sebbene subisse abusi e maltrattamenti da parte del fidanzato, la ragazza sviluppò in lui una sorta di ossessione, e spinta dal desiderio di compiacerlo, iniziò a procuragli bambini vulnerabili perché li stuprasse e torturasse.
La Hindley, inoltre, iniziò ad emulare l'ideale di razza ariana, si tinse i capelli di biondo platino e cambiò anche il suo modo di vestire, iniziando ad indossare stivali e giubbotti di pelle nera, assumendo atteggiamenti sfrontati e sprezzanti delle convenzioni borghesi.
La coppia frequentava regolarmente la biblioteca locale, prendendo in prestito libri di filosofia, di criminologia e di storia della tortura, facendo crescere in loro l’ interesse verso la pornografia.
Myra Hindley affermò che Brady iniziò a parlare di "commettere il delitto perfetto" nel luglio 1963, infatti era il 12 luglio quando la coppia assassinò la loro prima vittima, la sedicenne Pauline Reade, compagna di scuola della sorella minore della Hindley.
Pauline quella sera si stava recando a un ballo vicino Manchester quando l’automobile di Myra accostò e la convinse a salire. Hindley portò la ragazza in una zona rurale vicina, mentre il suo fidanzato Ian Brady la seguiva in motocicletta. Dopo aver stuprato, torturato e abusato sessualmente della ragazza, Brady le tagliò la gola e seppellì il suo corpo.
Ma purtroppo Pauline fu la prima vittima della coppia e non sarebbe stata neanche l’ultima. Tra il 1963 e il 1965, la coppia rapirono, stuprarono, torturarono e uccisero altri quattro adolescenti dando vita al caso noto come “gli omicidi della brughiera”.
La seconda vittima, infatti, fu il dodicenne John Kilbride che Brady stuprò e strangolò con uno spago. Traendo oramai un piacere congiunto dalla depravazione dello stesso Brady, la coppia rapì la terza vittima il diciannovenne Keith Bennett, il quale si stava recando a far visita alla nonna e anche lui dopo essere stato violentato e strangolato, venne seppellito, ma il suo corpo, nonostante ricerche estese e sistematiche, non fu mai ritrovato.
Il 26 dicembre Brady e Hindley si recarono presso un luna park e qui adescarono la loro quarta vittima Lesley Ann Downey di 10 anni, la rapiscono, la legarono con delle corde e la costrinsero a posare per un servizio pornografico. La coppia inoltre realizzò una registrazione audio dove la bambina implorava che le fosse risparmiata la vita, ma purtroppo fu violentata, strangolata e seppellita successivamente.
Il 6 ottobre 1965 Brady incontrò la sua quinta vittima, il diciassettenne Edward Evans alla stazione centrale di Manchester e lo invitò a casa sua, dove il ragazzo venne ucciso a colpi d'ascia. Dell'assalto a Edward Evans fu testimone il cognato della Hindley, il diciassettenne David Smith, marito della sorella minore Maureen, dove assistette all’omicidio inorridito.
Nell'anno trascorso, Brady aveva fatto amicizia con Smith, diventando sempre più intimo con il ragazzo, cosa che aveva insospettito e preoccupato la Hindley, dato che il coinvolgimento di una terza persona avrebbe potuto compromettere la loro "salvezza".
Il ragazzo, infatti, chiamò la polizia da una cabina telefonica e condusse gli agenti al corpo di Evans.
Brady e Hindley vennero arrestati e nella loro casa trovarono un’ampia raccolta di fotografie e registrazioni audio. A 150 agenti vennero affidati il compito di perlustrare la zona della brughiera, dove furono ritrovati i corpi di Lesley Ann Downey e John Kilbride e in seguito alla loro condanna confessarono anche l’omicidio di Pauline Readle e Keith Bennett.
Il processo durò 14 giorni, Brady e Hindley si dichiararono innocenti riguardo a tutte le accuse, in alcuni casi negando anche l'evidenza.
Brady ammise di aver colpito Evans con un'ascia, non ammise di averlo ucciso, da parte sua, Myra Hindley negò categoricamente che le fotografie a Saddleworth Moor rinvenute dalla polizia, fossero state scattate in prossimità delle tombe delle vittime.
Il 6 maggio, dopo aver deliberato per circa due ore, la giuria dichiarò Ian Brady colpevole di tutti e tre gli omicidi, e la Hindley colpevole di quelli di Downey ed Evans.
Dato che la pena di morte era stata abolita nel 1965, la coppia venne condannata all'ergastolo.
l 15 maggio 2017, all'età di 79 anni, Ian Brady morì presso una struttura psichiatrica che lo ospitava dal 1985, mentre Il 15 novembre 2002, all'età di 60 anni, morì Myra Hindley di polmonite connessa a problemi cardiaci.
Profilo Psicologico e criminologico:
Il legame tra Ian Brady e Myra Hindley è l'esempio dove la psicopatologia di un individuo alimenta e realizza le fantasie sadiche dell'altro. Il loro rapporto non era basato sull'affetto, ma su una sincronia psicopatologica.
Ian Brady: Narcisista e Sadico
Brady era la forza motrice, un individuo con un disturbo di personalità antisociale e tratti marcatamente schizoidi.
* Sadismo sessuale: Per lui, l'omicidio era l'esercizio supremo del controllo, non cercava solo la morte della vittima, ma il dominio totale. La registrazione audio delle torture subite da una delle vittime (Lesley Ann Downey) testimonia il suo bisogno di onnipotenza e il piacere nel terrore altrui.
* Narcisismo maligno: Anche durante i decenni di prigionia, Brady mantenne un atteggiamento di superiorità intellettuale, manipolando le autorità e rifiutando di rivelare la posizione dei corpi per mantenere il controllo sulle famiglie delle vittime.
Myra Hindley: Il suo profilo è stato oggetto di dibattito; era una vittima manipolata o una predatrice attiva?
* Dipendenza Affettiva: Inizialmente, Hindley appariva come una giovane donna comune, ma l'incontro con Brady scatenò una trasformazione radicale.
La sua era una forma estrema di ibristofilia (attrazione per individui pericolosi). Contrariamente al mito della "donna soggiogata", le prove dimostrarono che Hindley partecipò attivamente al reclutamento delle vittime. La sua immagine con i capelli biondo platino e lo sguardo gelido divenne il simbolo del "male al femminile".
Per amore di Brady, Hindley adottò la sua stessa visione del mondo, arrivando a considerare le vittime come semplici oggetti necessari per soddisfare i desideri del partner.
La questione se Myra Hindley fosse "solo" vittima di una dipendenza affettiva nei confronti di Ian Brady è uno dei temi più dibattuti della cronaca nera britannica. È un terreno scivoloso perché tocca il confine tra vulnerabilità psicologica e responsabilità criminale.
L'idea che fosse una semplice "spettatrice soggiogata" è una visione che la difesa della Hindley ha cercato di promuovere per decenni, ma che in realtà “stona” duramente con le prove emerse.
Certamente, all'inizio del loro rapporto, Hindley manifestò i tratti tipici di una profonda ossessione amorosa. Brady la spinse a cambiare aspetto, a leggere testi nichilisti e a imparare il tedesco per compiacere la sua ossessione per il nazismo.
Tuttavia, gli esperti evidenziano che la loro relazione si trasformò rapidamente in una follia a due:
* Partecipazione attiva: Hindley non si limitava a guardare. Era lei a guidare l'auto, a scegliere i luoghi delle sepolture nelle brughiere (che conosceva bene) e, soprattutto, ad adescare i bambini. Senza il suo aspetto rassicurante e "materno", Brady non sarebbe mai riuscito ad avvicinare le vittime con tanta facilità.
* Il fattore eccitazione: Dalle registrazioni e dalle foto scattate, emerse che Hindley traeva una forma di gratificazione dal potere esercitato sulle vittime. Non appariva come una donna terrorizzata dal partner, ma come una complice coordinata.
* La manipolazione post-arresto: Anche in carcere, Hindley dimostrò una capacità manipolatoria notevole, cercando di sedurre guardie carcerarie per ottenere la grazia, cambiando spesso versione dei fatti a seconda di ciò che le conveniva.
Se volessimo analizzare la sua mente, potremmo trovarci davanti a:
* Dipendenza Affettiva: Un bisogno patologico di approvazione da parte di Brady, che la portava a violare ogni proprio valore morale pur di non perderlo.
* Tratti Antisociali: Una mancanza di empatia verso le vittime che preesisteva o che è stata "risvegliata" dall'incontro con Brady.
* Narcisismo: Il desiderio di sentirsi parte di un'élite "al di sopra della legge", un concetto che Brady le instillò attraverso la lettura di Nietzsche.
Dire che avesse solo una dipendenza affettiva è riduttivo, in quanto la dipendenza può spiegare l'inizio della spirale, ma non giustifica la crudeltà attiva dimostrata durante e dopo i delitti della brughiera.
La storia suggerisce che Hindley fosse diventata una partner criminale a pieno titolo, capace di autonomia decisionale nella gestione del male.
Da un punto di vista criminologico, i Moors Murderers rientrano nella categoria dei serial killer edonistici (ossia che uccidono per il piacere personale che ne traggono e per ottenere gratificazione, eccitazione o profitto).
L'omicidio non era un mezzo per un fine (come il furto), ma il fine stesso: il piacere derivante dalla sofferenza altrui e dal segreto condiviso.
La loro cattura segnò un punto di svolta nel Regno Unito, portando a riforme nelle indagini sui crimini seriali e alimentando per decenni il dibattito sulla pena di morte e sull'ergastolo.
Cristina Sirabella