Il Caso di Jeffery Lionel Dahmer - OGI

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IL CANNIBALE DI MILWAUKEE
Il Caso di Jeffery Lionel Dahmer
Jeffrey Lionel Dahmer è stato un serial killer statunitense.
 
Famoso come il “Cannibale di Milwaukee" o il "Mostro di Milwaukee" fu responsabile di 17 omicidi effettuati tra il 1978 e il 1991 con metodi molto violenti contemplando atti di violenza sessuale, necrofilia, cannibalismo e squartamento. Durante il processo, infatti, ammise che mangiare i cadaveri gli procurava un senso di totale controllo e aumentava l’eccitazione sessuale.
 
Fu condannato nel 1992 alla pena dell'ergastolo per poi essere ucciso, due anni dopo da un detenuto malato di schizofrenia.
 
Jeffrey Dahmer nacque il 21 maggio 1960 a Milwaukee nello Stato del Wisconsin, visse un'infanzia tranquilla fino all'età di sei anni anche se, altre fonti biografiche, ritennero che in realtà Dahmer visse in un clima familiare molto turbolento e violento dove a causa di ciò, fu vittima di un vicino di casa che, più volte, lo violentò.
 
A partire da quell'età, Dahmer iniziò a sviluppare un carattere chiuso e apatico, sia a causa della lontananza di suo padre per i suoi continui impegni accademici e sia per la grave depressione che la madre Joyce soffriva, motivo per cui necessitava di cure costanti e passava gran parte delle sue giornate a letto.
 
Per questo motivo, nessuno dei due genitori dedicò molto tempo al figlio, ricordando peraltro le numerose liti domestiche tra i suoi genitori durante i suoi primi anni.
 
Dal 1968 in poi, Jeffrey incominciò a collezionare resti di animali morti che usava seppellire nel bosco, a tredici anni cominciò a coltivare fantasie sessuali in cui l'oggetto del suo desiderio erano persone morte.
 
Quando raggiunse la pubertà, Dahmer capì di essere omosessuale, decidendo però di non dirlo ai suoi genitori e a partire dai sedici anni iniziò a consumare grandi quantità di alcolici nelle ore diurne.
 
Il 18 giugno 1978, subito dopo il divorzio dei genitori e in seguito al conseguimento del diploma della scuola superiore, Dahmer mise in atto il suo primo omicidio.
 
La sua prima vittima fu Steve Hicks, un autostoppista di 19 anni, lo invitò nella casa dei genitori rimasta vuota e dopo avergli offerto una birra e fatto ascoltare della musica, finì per ucciderlo colpendolo con un manubrio e soffocandolo, per poi consumare un atto sessuale post morte e infine smembrò il suo cadavere nascondendo le ossa in sacchi per l'immondizia che seppellì nel bosco situato dietro casa.
 
Da qui incomincia la discesa verso il baratro.
 
Subito dopo il delitto, Dahmer si iscrisse all’università, che abbandonò dopo soli tre mesi. Tornato negli Stati Uniti andò a vivere a casa di sua nonna; ella era infatti l’unica della famiglia a cui mostrava affetto, ed è nel seminterrato della sua abitazione che avvengono la maggior parte di abusi sessuali e delitti. Ma durante questo periodo, Dahmer continuò a coltivare le proprie passioni e a frequentare con maggior insistenza i bar gay della città.
 
E proprio in uno di quei bar, incontrò la sua seconda vittima: Steven Tuomi, un ragazzo di 25 anni dove venne ucciso in una stanza di albergo.
 
Dahmer chiuse il cadavere in una valigia acquistata per l'occasione per poi portarlo nella cantina della casa di sua nonna, dove ebbe con esso rapporti sessuali ed infine, il cadavere fu smembrato e i resti gettati tra i rifiuti.
 
Sette mesi più tardi uccise Jamie Doxtator, un quattordicenne di origini nativo-americane che frequentava i locali gay della città in cerca di una relazione e dopo averlo adescato promettendogli dei soldi per un servizio fotografico, Dahmer lo strangolò sul pavimento della cantina, per poi gettare i resti del ragazzo nella spazzatura.
 
Successivamente massacrò Richard Guerrero, un ragazzo bisessuale di 22 anni di origini messicane, anch'egli incontrato in un bar gay.
 
Nel settembre 1988 fu allontanato da casa della nonna a causa del suo comportamento e dei continui rumori molesti e terribili odori provenienti dalla cantina, si trasferì in un appartamento e in quello stesso mese adescò Somsack Sinthasomphone un ragazzo di tredici anni, attirato anche lui con la scusa del servizio fotografico in cambio di soldi,  il ragazzo riuscì però a scappare e denunciò le violenze subite.
 
Grazie alla denuncia, Dahmer fu arrestato e accusato di violenza sessuale.
 
In attesa del processo, che lo condannò a dieci mesi di ospedale psichiatrico, nonostante l'accusa avesse chiesto però l'incarcerazione, Dahmer tornò a vivere a casa della nonna.
 
Qui massacrò Anthony Sears, incontrato in un circolo gay e anche in questo caso la vittima fu drogata, strangolata e in seguito violentata.
 
Il 14 maggio 1990, subito dopo aver ottenuto la libertà condizionata, Dahmer intensificherà la propria attività omicida uccidendo ancora altre dodici persone con gli stessi metodi utilizzati per le vittime precedenti.
 
L’interminabile scia di sangue ebbe finalmente fine la sera del 22 luglio 1991 dove Dahmer invitò Tracy Edwards nella sua abitazione, gli somministrò una dose di sonnifero, lo ammanettò a un braccio e lo costrinse a entrare nella stanza da letto, ma accortosi della presenza di foto di cadaveri smembrati appese ai muri e di un odore insopportabile proveniente da un barile, Edwards colpì l'aggressore con un pugno e fuggì dall'appartamento.
 
Venne fermato da una pattuglia della polizia e l’appartamento di Dahmer venne messo sotto sequestro all'interno della quale furono ritrovati numerosi resti di cadaveri conservati nel frigorifero.
 
Jeffrey fu immobilizzato e condotto in prigione in attesa di essere sottoposto a processo.
 
Il processo di Dahmer iniziò il 30 gennaio 1992 a Milwaukee, in cui dovette rispondere ai 15 capi di imputazione e per poterlo effettuare furono adottate severe misure di sicurezza per proteggerlo da possibili aggressioni da parte dei familiari delle vittime.
 
Egli si dichiarò colpevole e nonostante la difesa avesse invocato l'infermità mentale, Dahmer fu riconosciuto colpevole e condannato alla pena dell'ergastolo.
 
Il 28 novembre venne aggredito da un detenuto con disturbi schizofrenici, che lo colpì con l'asta di un manubrio e durante il suo trasporto in ospedale, Jeffrey Lionel Dahmer morì a causa del trauma cranico riportato.
 
Profilo Psicologico e Criminologico:
 
Durante il processo, Dahmer fu sottoposto a numerose valutazioni psichiatriche.
 
Gli esperti della difesa diagnosticarono diverse condizioni, tra cui:
 
* Disturbo borderline di personalità: Il fulcro è l'instabilità. C'è una paura cronica dell'abbandono, sentimenti di vuoto e una reattività emotiva intensa che può portare a comportamenti impulsivi o autolesionistici (nel caso di Dahmer, il cannibalismo era un tentativo estremo di "possedere" completamente le sue vittime e mangiando le parti esse diventavano letteralmente parte di lui, rendendo impossibile l'abbandono).
 
* Disturbo schizotipico di personalità: Si caratterizza per un forte disagio nelle relazioni strette e distorsioni cognitive.
 
* Disturbo antisociale di personalità: disprezzo per le regole e per i diritti degli altri. Include mancanza di rimorso, manipolazione e irritabilità.
 
* Disturbo narcisistico di personalità: Dominato dal bisogno di ammirazione e dalla mancanza di empatia. Dietro una facciata di grandiosità e superiorità, spesso si nasconde una profonda fragilità che reagisce violentemente alle critiche.
 
* Dipendenza da alcol,
 
* Necrofilia: non è un disturbo di personalità, ma una parafilia. Consiste nell'attrazione sessuale o nell'eccitazione derivante dal contatto con cadaveri. È considerata una delle deviazioni sessuali più rare e gravi, spesso associata a gravi traumi pregressi o a una profonda incapacità di relazionarsi con esseri viventi.
 
* Disturbo psicotico di matrice schizofrenica: La schizofrenia è una patologia grave che altera il pensiero, le emozioni e il comportamento. Si manifesta attraverso: sintomi positivi (allucinazioni e deliri), sintomi negativi (ritiro sociale, appiattimento affettivo e perdita di motivazione) e disorganizzazione (linguaggio incoerente e comportamento bizzarro).
 
Tuttavia, gli esperti dell’accusa, sostennero che Dahmer era legalmente sano, capace di comprendere la natura criminale delle sue azioni e di controllare i suoi impulsi.
 
Era come se Dahmer portasse con sé i segni di un trauma abbandonico, spinto da un’aggressione repressa e da un odio verso la propria omosessualità, portandolo a uccidere ciò che in realtà lui odiava in sé stesso.
 
I suoi problemi, infatti, erano sempre stati sottovalutati e ciò fece crescere dentro di sé un mondo mostruoso e indecifrabile.
 
Inoltre, Jeffrey possedeva una scarsa empatia facendolo diventare indifferente al dolore altrui, non era motivato dal desiderio di infliggere dolore (sadismo), ma dal controllo assoluto, voleva creare dei "compagni" che non potessero mai lasciarlo.
 
La sua storia evidenzia la complessità nel distinguere tra malattia mentale e consapevolezza criminale, sottolineando l’importanza di un’analisi approfondita dei fattori psicologici e sociali che possono portare a comportamenti estremi.
 
Profilo Neurobiologico:
 
Dal punto di vista neurobiologico, esistono segni che possono indicare biologicamente una predisposizione a comportamenti violenti.
 
Studi sui cervelli di individui con comportamenti antisociali e psicopatici hanno evidenziato infatti anomalie in aree cerebrali chiave, come la corteccia prefrontale, che è coinvolta nel controllo degli impulsi e nell’empatia.
 
Un danno o un malfunzionamento in queste aree può facilitare l’incapacità di provare empatia, favorendo comportamenti violenti.
 
Nel caso di Dahmer, la sua incapacità di stabilire legami affettivi sani e il suo crescente bisogno di esercitare controllo sugli altri attraverso la tortura e l’omicidio, possono essere visti come una manifestazione di una predisposizione neurobiologica combinata con il suo ambiente traumatico.
 
Cristina Sirabella
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