OMICIDIO A SFONDO SESSUALE ORGANIZZATO
Il Caso di Lerry Gene Bell:
IL Serial Killer della Carolina del sud
Larry Gene Bell è stato uno dei criminali più famigerati della storia della Carolina del Sud, noto per la crudeltà psicologica oltre che per i suoi omicidi. Nacque il 30 ottobre 1949 a Starkville, nel Mississippi.
La sua era una famiglia numerosa e in continuo movimento; il padre era un elettricista e la famiglia si spostava spesso per seguire le opportunità di lavoro, vivendo in vari stati del sud e del Midwest degli Stati Uniti prima di stabilirsi in South Carolina.
La sua vicenda, avvenuta a metà degli anni '80, è ricordata soprattutto per il macabro gioco del "gatto col topo" che instaurò con le famiglie delle sue vittime; infatti, ciò che rese Bell un "mostro" nell'immaginario collettivo furono le sue telefonate.
* Shari Smith: fu la sua prima vittima, era una ragazza di 17 anni rapita nel vialetto di casa sua poco prima del diploma.
Bell costrinse Shari a scrivere una "lettera d'addio" ai suoi genitori prima di ucciderla.
Dopo il sequestro, telefonò più volte alla famiglia e parlò principalmente con la sorella maggiore della vittima, usò un dispositivo elettronico per camuffare la voce perché, come lui stesso affermò, la famiglia lo conosceva. Le telefonate continuarono anche dopo la morte della vittima, infatti Bell parlava spesso di una lettera con le ultime volontà della vittima, che lui stesso avrebbe inviato alla famiglia. Sebbene la ragazza fosse morta poco dopo il sequestro, Bell fece credere alla famiglia che fosse ancora viva fino a quando, dopo circa una settimana, non fu ritrovato il suo cadavere.
Successivamente, egli contattò ripetutamente la famiglia Smith, descrivendo i dettagli degli ultimi momenti della ragazza e diede indicazioni precise su dove trovare il corpo di Shari.
Egli utilizzava sempre un tono di voce beffardo e inquietante, cercando di manipolare emotivamente i genitori delle vittime.
* Debra May Helmick: fu la sua seconda vittima, una bambina di 9 anni rapita mentre giocava fuori casa una settimana dopo la scoperta del cadavere di Shari, e anche lei fu uccisa poco dopo il rapimento.
Bell contattò la sorella della prima vittima, raccontandole del sequestro e dell’omicidio della bambina, come pure del luogo in cui si trovava il cadavere. Nel corso dell’ultima conversazione telefonica, Bell avvertì la sorella della prima vittima che la prossima a morire sarebbe stata lei.
La polizia riuscì a rintracciarlo grazie a un dettaglio microscopico: sulla lettera scritta da Shari Smith c'era l'impronta di un numero di telefono incompleto, impresso sulla carta perché qualcuno aveva scritto su un foglio sovrastante.
Nel giugno 1985, le autorità risalirono alla casa di una coppia di anziani dove Bell faceva il "house-sitter". Le prove fisiche e le registrazioni vocali lo inchiodarono.
Durante il processo, Bell mise in scena un comportamento bizzarro e delirante, probabilmente nel tentativo di essere dichiarato “malato di mente”, infatti affermò di essere il "Figlio di Dio" e alternò momenti di silenzio a esplosioni di rabbia.
Nonostante i tentativi della difesa, fu condannato a morte.
Larry Gene Bell fu giustiziato sulla sedia elettrica il 4 ottobre 1996.
A differenza di altri serial killer la cui infanzia è segnata da abusi estremi e documentati, quella di Bell presenta tratti più ambigui; infatti, da bambino soffrì di diverse complicazioni mediche, tra cui una grave forma di mastoidite (un'infezione dell'orecchio) che richiese un intervento chirurgico. Alcuni psicologi, durante il processo, ipotizzarono che i problemi di udito e i dolori cronici avessero influenzato il suo sviluppo sociale.
Sebbene Bell non fosse un emarginato totale, veniva descritto come un bambino e poi un adolescente "particolare". Aveva difficoltà a gestire il rifiuto e mostrava un bisogno ossessivo di attenzione.
Un evento significativo, però, fu il divorzio dei suoi genitori, Bell ne rimase profondamente scosso e sviluppò un risentimento latente che, secondo i profiler dell'FBI, si sarebbe poi trasformato in un odio generalizzato verso le figure femminili che percepiva come "irraggiungibili" o "traditrici".
Prima di diventare il "Killer del South Carolina", Bell aveva provato a condurre una vita ordinaria, infatti prestò servizio nel Corpo dei Marines, ma fu congedato per motivi medici legati ai suoi problemi di udito. Successivamente lavorò come sterminatore di parassiti e questo dettaglio è agghiacciante se si pensa che il suo lavoro gli permetteva di entrare nelle case e studiare le abitudini delle persone, affinando le sue capacità di osservazione.
Si sposò tre volte, infatti i suoi fallimenti sentimentali alimentarono la sua instabilità mentale e la sua frustrazione verso le donne.
Diagnosi e Disturbi principali:
Secondo un’analisi psicologica, molti esperti che hanno studiato il suo caso ritengono che Bell soffrisse di un disturbo schizoide di personalità mescolato a un narcisismo maligno con una profonda vena di sadismo psicologico.
La sua infanzia non fu necessariamente "povera", ma fu caratterizzata da un senso di inadeguatezza che non riuscì mai a superare.
1. Narcisismo e Bisogno di Controllo:
Il tratto distintivo di Bell era il bisogno assoluto di dominio psicologico.
* Il gioco del gatto col topo: Le telefonate alla famiglia Smith non servivano a ottenere un riscatto, ma a crogiolarsi nel potere che aveva sulla loro sofferenza. Voleva essere il regista del loro dolore.
* La lettera d'addio: Obbligare Shari Smith a scrivere il suo "testamento" è considerato uno degli atti di crudeltà mentale più estremi. Questo dimostra che per Bell la morte fisica della vittima era quasi secondaria rispetto alla distruzione della sua anima e di quella dei suoi cari.
2. Disturbo Schizoide e Fantasia Regressiva:
Bell viveva in un mondo di fantasie interne molto strutturato. La sua incapacità di relazionarsi, (tre matrimoni falliti) gli impediva di avere legami sani.
Ogni rifiuto o fallimento relazionale alimentava una "rabbia da abbandono" che risaliva probabilmente al divorzio dei genitori.
Per Bell, Shari e Debra non erano esseri umani, ma "oggetti di scena" nelle sue fantasie di controllo. Una volta esaurito il loro scopo (il piacere del rapimento e della manipolazione), le eliminava senza rimorso.
Durante il processo, Bell tentò di manipolare la corte fingendo una psicosi: infatti simulò di avere una malattia mentale iniziando a dichiarare di essere il "Figlio di Dio" o di avere visioni religiose. Tuttavia, i periti psichiatrici stabilirono che si trattava di una messinscena e proprio il fatto che aveva pianificato i rapimenti, usato guanti e tentato di coprire le tracce, dimostrava che era pienamente consapevole della realtà e delle conseguenze delle sue azioni.
Non era "folle" nel senso legale era un sociopatico altamente funzionale.
Cristina Sirabella