CRIME// FOLIE À DEUX //ITALIA
La Strage di Erba
Una corte, quattro morti, un sopravvissuto e una coppia che quella sera andò a cenare da McDonald’s. Il caso che ha spaccato l’Italia in due.
Era l’ora di cena.
Nelle case di via Diaz 25, a Erba, provincia di Como, qualcuno stava
apparecchiando, qualcuno portava fuori il cane. Erano le 19:50 dell’11 dicembre
2006. Nel giro di trenta minuti, quattro persone sarebbero state massacrate.
Una sarebbe sopravvissuta per miracolo. E i responsabili, in meno di un’ora,
avrebbero già ordinato da McDonald’s.
La Strage di Erba è uno dei casi di
cronaca nera più discussi e controversi della storia italiana recente. Due
condannati all’ergastolo, una comunità scossa, e ancora oggi una domanda che
divide esperti, giornalisti e cittadini comuni: colpevoli o innocenti?
La Corte di Via Diaz
La vecchia corte ristrutturata al
civico 25 di via Diaz era un microcosmo di vita ordinaria. Al piano terra
abitava Raffaella Castagna con il figlio Youssef Marzouk, due anni, e la madre
Paola Galli, in visita. Al secondo piano vivevano i coniugi Mario Frigerio e
Valeria Cherubini. E in quella stessa corte, come vicini di casa, c’erano
Olindo Romano e la moglie Rosa Bazzi.
I rapporti tra i Romano e gli altri
condomini erano tesi da tempo. Liti per il rumore, per il camper parcheggiato,
per la pulizia degli spazi comuni. Rosa Bazzi, descritta fuori dal condominio
come dolce e chiacchierona, in quella corte era un’altra persona. "Aveva
il veleno dentro", dirà di lei la sua stessa madre.
Trenta Minuti di Massacro
La pianificazione era meticolosa.
Ore 19:50: Olindo e Rosa indossano i guanti. Ore precedenti: Olindo aveva già
staccato la corrente elettrica all’appartamento dei Castagna. Rosa sale al
primo piano e bussa alla porta di Raffaella. Quando la donna apre, Olindo —
nascosto nelle scale con il cric del camper — si avventa su di lei colpendola
violentemente alla testa.
Raffaella cade. Olindo si getta
immediatamente su Paola Galli, la madre. Entrambe le donne, a terra, vengono
colpite con i coltelli. Raffaella riceverà dodici coltellate, sebbene il
referto autoptico indichi nel colpo alla testa la causa del decesso. Nel
frattempo, Rosa raggiunge l’altra stanza. Là c’è Youssef, due anni. Lo uccide
con una coltellata alla gola. Il bambino aveva ferite da taglio al braccio:
aveva cercato di difendersi.
Sono le 20:00. La prima parte è
finita. I Romano appiccano il fuoco agli abiti di Raffaella Castagna. È in quel
momento che Valeria Cherubini, rientrando dal portare fuori il cane, vede il
fumo. Sale di corsa ad avvisare il marito Mario Frigerio. Frigerio scende a
controllare. Trova Olindo Romano.
Olindo gli taglia la gola con un
coltello. Frigerio è a terra, ma è vivo. Valeria Cherubini urla, cerca di
risalire le scale: viene raggiunta e uccisa a coltellate. Mario Frigerio
sopravviverà e diventerà il testimone chiave del processo.
Lo Scontrino da Otto Euro
Ciò che segue il massacro rivela una
freddezza sconcertante. Olindo e Rosa tornano nel loro garage, si cambiano, si
lavano, mettono vestiti e armi in un sacco della spazzatura. Raggiungono Como
in macchina. Olindo, netturbino di professione, conosce esattamente dove
portare le prove: un cassonetto svuotato ogni mattina da un camion compattatore
che scarica direttamente in un inceneritore. Le prove spariscono per sempre.
Poi i due si siedono da McDonald’s.
Ordinano gamberi e bacon. Conservano lo scontrino: 8,25 euro, ore 21:37. Poco
più di un’ora dopo aver ucciso quattro persone, tra cui un bambino di due anni,
stavano costruendo il loro alibi con un pasto da fast food.
I Due Volti della Coppia
Olindo Romano, nato nel 1962, era
descritto dai colleghi come un “bonaccione”. Cresciuto nell’ombra — figlio di
genitori non sposati, tagliati i ponti con la famiglia d’origine — aveva fatto
del lavoro di netturbino la sua routine silenziosa. Socialmente marginale,
aveva trovato nel rapporto con Rosa il suo unico centro gravitazionale.
Rosa Bazzi, nata a Erba nel 1963,
aveva lasciato la scuola dopo la quinta elementare nonostante l’obbligo
scolastico vigente. Donna delle pulizie nelle case dei vicini, fuori dal
condominio era sorridente e loquace. Dentro, era totalizzante: nessuno poteva
avvicinarsi al camper, alla casa, al suo spazio. Gli investigatori e i
criminologi concordano su un punto: era lei la mente. Lei la “burattinaia”.
Folie à Deux: La Follia Condivisa
Il profilo psicologico elaborato nel
corso delle indagini chiama in causa un concetto clinico preciso: la folie à
deux, letteralmente “follia a due”, in termini medici nota come disturbo
psicotico condiviso o sindrome delirante indotta. È un fenomeno in cui un
soggetto sviluppa una psicosi per contagio da parte di un altro, già affetto
dalla stessa patologia, con cui condivide una relazione intensa e spesso
segnata da forte isolamento sociale.
In questa dinamica, la psicosi
assume tipicamente i tratti del delirio persecutorio: il mondo esterno diventa
nemico, invasivo, da combattere. Chi viene contagiato non deve necessariamente
avere fragilità psichiatriche pregresse, ma la vulnerabilità psicologica del
soggetto “secondario” è quasi sempre un fattore determinante. Nel caso dei
Romano, Olindo incarnava il profilo del soggetto vicariale: il secondo della
relazione, quello che esegue. Rosa, il soggetto primario: l’induttrice.
Un indizio ulteriore emerge dal
comportamento durante il processo: Olindo mostrava segni di consapevolezza e
angoscia per ciò che aveva fatto. Rosa no. Chiacchierava, rideva, abbracciava
il marito dietro le sbarre, apparentemente incapace di cogliere la gravità
della situazione.
Il Caso Che Divide Ancora Oggi
Olindo Romano e Rosa Bazzi sono
stati condannati all’ergastolo. Ma la Strage di Erba è rimasta, nel tempo, un
caso aperto nella coscienza collettiva. Le confessioni, ritrattate, la
testimonianza di Mario Frigerio, le tracce di DNA, il movente sottile di un
odio condominiale che sembrava troppo banale per giustificare un massacro del
genere: tutto è stato analizzato, smontato, rimontato.
Una parte dell’opinione pubblica e
alcuni esperti ritengono i due innocenti, vittime di un’indagine affrettata.
Altri sono convinti che la condanna sia giusta, e che Rosa Bazzi sia stata
l’unica vera mente del crimine. Il dibattito non si è mai concluso.
Il Lato Oscuro di una Coppia Normale
Ciò che rende la Strage di Erba così
perturbante non è soltanto la brutalità del crimine. È la banalità del movente:
una serie di liti condominiali, il rumore, il camper, l’astio accumulato nel
tempo. Come può una coppia apparentemente normale — un netturbino e una donna
delle pulizie, vicini di casa come tanti — trasformarsi in due assassini capaci
di uccidere un bambino di due anni e poi andarsi a sedere tranquillamente a
cenare?
La risposta, forse, sta proprio nel
meccanismo simbiotico che li legava: un rapporto in cui la realtà esterna era
stata progressivamente reinterpretata come minaccia. Il condominio era
diventato un campo di battaglia. I vicini, un nemico. E in quella bolla, tutto
il resto — la morale, l’empatia, il senso del limite — era evaporato.
Seduti in aula, durante il processo,
Olindo e Rosa si stringevano la mano, ridevano sottovoce, sembravano estranei a
ogni conseguenza. Una scena che, più di ogni altra, dice qualcosa di
inquietante sulla natura di questa coppia e sulla profondità del loro
isolamento dal mondo.
Fonti: Atti processuali • Cronaca del Corriere della Sera e La Stampa •
Letteratura criminologica su folie à deux- https://www.scienzeforensi.org/blog/index.php?la-macabra-storia-di-un-interazione-sociale-patologica--la-strage-di-erba
A Cura di Dott.ssa ELEANA ZAZA