14.12.2014 - OGI

                                          tel. 0823 287714 e-mail osservatoriogiuridicoitaliano@gmail.com  -  segreteria@ogismcv.it
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LA PAURA COME RICONOSCERLA E GESTIRLA
La menzogna è un comportamento naturale, universale, nato con l’uomo ma individuabile senza nessuna forzatura, anche in talune specie animali che sembrerebbe utilizzino la finzione al fine garantirsi la loro stessa sopravvivenza. È una modalità comunicativa che, volutamente e consapevolmente, modificando, alterando o costruendo una realtà altra, tende ad ingannare il soggetto/i verso cui è direzionata. La menzogna ci è familiare fin dagli albori della storia scritta, religiosi, filosofi, letterati, artisti, hanno sempre evidenziato come l’abitudine a dire la verità, non sia certamente tra le virtù dell’essere umano che, addirittura, imparerebbe a mentire già nell’infanzia. E’ una capacità adattiva, che si contrappone alla cooperazione e alla lealtà fra individui. La menzogna è un atto intenzionale, in quanto chi mente sa di modificare volutamente la realtà ed è pertanto, essenzialmente caratterizzata da elementi facilmente distinguibili: contenuto falso rispetto alla realtà ; intenzione di ingannare e consapevolezza piena della non veridicità delle proprie affermazioni. Di contro, per quanto sia semplice definitoriamente parametrare una menzogna, non è altrettanto facile individuare chi sta mentendo. Molti sono gli studi oggi realizzati sull’argomento, è stato rilevato infatti, su un numero sufficientemente ampio di soggetti, che, al fine di poter individuare una menzogna, esistono alcuni elementi indicatori che il nostro corpo manifesta. Il linguaggio del corpo non mente; le variazioni che avvengono possono essere nella maggior parte dei casi, poco modificabili dall’emittente che sarà in preda dalle sue emozioni a seconda del valore della posta in gioco. Più la posta è alta infatti e più gli elementi indicatori della menzogna potrebbero essere evidenti. Resta inteso che, molti dei parametri normalmente utilizzati nel loro complesso al fine di comprendere se, quanto comunicatoci, coincida o meno alla realtà, acquista un significato diverso dinanzi ai mentitori abituali o se ci si trova dinanzi a veri e propri psicopatici. In tali casi, le modalità comunicative sono alterate volutamente o sono difformi rispetto ai parametri conosciuti. Ingannare l’altro non è solo veicolare informazioni totalmente inventate, ma anche mantenere l’interlocutore nell’ignoranza privandolo della conoscenza dei fatti. L’inganno infatti, non consiste sempre in una rappresentazione artefatta della realtà, (quella che Ekman fa rientrare nella categoria della “falsificazione”). E’ menzogna anche l’omissione, il mascheramento, il fornire informazioni parziali, secondarie, occultando i fatti, in modo tale che l’altro possa autonomamente cadere in errore o farsi una propria idea( sbagliata) di una data circostanza. Il non veicolare informazioni o trasmetterle in modo tale da indurre l’altro a formare un suo convincimento, è una modalità di comportamento utilizzata molto più spesso di quanto si possa immaginare. La maggior parte dei soggetti credono infatti, di essere sinceri e non mentire anche quando mettono in atto i comportamenti sopra rappresentati. Credere di non mentire, semplicemente occultando, è una delle prime forme di menzogna che si mette in atto. L’ auto ingannano, la menzogna a se stessi, è cosa ben diversa dal voler invece mantenere un segreto, desiderio del tutto legittimo e che rientra nella sfera della propria privacy. È menzogna quindi, offrire spunti di riflessione su una data situazione di cui si è a conoscenza e omettere poi, le informazioni chiarificatrici, conclusive, o in ogni caso, impedire il feedback dell’ascoltatore, che si troverà pertanto a farsi una sua idea su quanto volutamente solo accennato. Caso di scuola è quello in cui un amico, confida di essere a conoscenza di informazioni ascoltate da un soggetto conosciuto ad entrambi. Il confidare comportamenti spiacevoli conosciuti al “trasmittente” e rivolti al “ricevente” senza dettagliare, omettendo, tralasciando volutamente, coincide esattamente con la seconda categoria menzionata da Ekman come menzogna, ovverossia la “dissimulazione”. È stato dimostrato che l’inganno non necessita esclusivamente di un movente dettato dal fattore rischio o vantaggio che ne trae colui che mente, ma, delle volte, in personalità psicopatiche, l’abitudine a falsare la realtà può nascere da vere e proprie problematiche di tipo psicologico o in ogni caso l’origine del motivo per cui si mente non sempre è cristallino. Per i sostenitori delle teorie evoluzionistiche, la menzogna è una contraffazione della realtà finalizzata alla stessa sopravvivenza della specie. L’uomo cioè, realizzerebbe volutamente una alterazione strategica della realtà, attivando apposite aree cerebrali che, dinanzi ad una situazione valutata come pericolosa, scomoda o laddove si ravvisi semplicemente una convenienza, agiscono celermente al fine di dare una risposta rapida al proprio interlocutore. In natura, tali tipi di comportamento sono piuttosto frequenti. Si pensi ad esempio, a quegli animali che “mentono” rispetto alla loro fisicità, modificando la loro struttura corporea (piumaggio, peli, pelle), cromatica o emettendo suoni che gli consentono di apparire diversi da come sono al fine di destabilizzare il loro avversario. Oltre a “mentire” circa la loro fisicità, talaltri si fingono addirittura morti, proprio per evitare l’attacco di quegli aggressori che non possono, secondo un aprioristico apprezzamento, sconfiggere. A par modo gli esseri umani, attraverso apposite strategie, o semplici dissimulazioni, (che per molti equivalgono ad una menzogna vera e propria) tendono in prevalenza a coprire una delle emozioni basilari ma al contempo estremamente deleteria come la Paura. Avere paura non è solo evoluzionisticamente parlando, ciò che ha garantito all’uomo la sua stessa sopravvivenza, ma è anche una delle emozioni (insieme alla rabbia) che, letta in una chiave esclusivamente patologica, genera la maggior parte dei comportamenti umani degni di significativi commenti. La menzogna, come antitesi delle virtù umane, è stato oggetto di numerose considerazioni. Nei più antichi testi sacri essa è annoverata, (la Bibbia, con l’espressione “omnis homo mendax” fa cenno alla menzogna) filosofi, letterati artisti e poeti hanno celebrato la capacità umana di dissimulare o falsificare la realtà, taluno con senso critico, talaltro evidenziandone concretamente gli aspetti e delle volte, le caratteristiche positive. Platone, considerava la menzogna come un rimedio, una sorta di panacea da utilizzare nell’interesse della polis. Nell’ Etica Nicomachea, Aristotele, analizzava, approfondendo le differenze fra coloro che mentono ; Niccolò Machiavelli, nel Principe valutava le capacità dell’uomo di governo che, doveva essere abile nel simulare e dissimulare, nell’unire l’astuzia alla forza, pur senza apparire spergiuro e mentitore. Pirandello, attraverso le sue opere ha spesso rappresentato come l’uno, nessuno e centomila, risiedano contemporaneamente nello stesso individuo e come talvolta, si indossi una “maschera”. Alcuni filosofi moderni, vedono la menzogna come una forma di indebolimento dell’animo umano utilizzata da coloro che non riescono a fronteggiare la realtà adeguatamente. Ma perché si mente? Quali sono gli scopi di una manipolazione o contraffazione della realtà . Generalmente mentire soddisfa una plurima esigenza. In primis, ed in sintonia con la teoria funzionalista, largamente accettata, si mente per proteggere se stessi; per ottenere un vantaggio; per il piacere di una beffa; ma anche per tutelare la propria privacy o per sfuggire ad una situazione sgradevole. Delle volte si mente per proteggere i sentimenti di un’altra persona ( menzogna altruistica), o si mente a sé stessi, fenomeno questo, diverso dalla rimozione di un evento sgradevole. In tal caso infatti l’accadimento che si vuole accantonare, sarà ” archiviato” in un’area del nostro cervello con difficili possibilità di recupero consapevole. Tra le menzogne che tendenzialmente si vuole far ricondurre nell’alveo delle “bugie altruistiche”, ma che a ben vedere, non lo sono affatto, ci sono quelle dette ai bambini. Menzogne molto spesso sottovalutate, largamente e socialmente diffuse, che però, a differenza della  dissimulazione, che talvolta si adotta per coprire un’emozione considerata socialmente negativa e poco abbinabile ad un dato evento ( es. pensiamo a quando si riceve un regalo poco gradito, ma per non ferire si dissimula un’ emozione di gioia ) sono produttive di notevoli effetti negativi, sia per l’emittente che per il ricevente. Sono menzogne a breve durata, poiché l’inganno viene scoperto dopo un lasso di tempo relativamente breve, ma, emotivamente parlando, per il ricevente, gli effetti prodotti sono tutt’altro che di rapida eliminazione. La sensazione di sfiducia e la delusione, perdurano molto più a lungo, insediandosi pericolosamente nell’individuo. I nodi emozionali prodotti dalle sensazioni di rifiuto, delusione, abbandono, sono molto difficili da sciogliersi soprattutto perché non sempre opportunamente riconosciuti o elaborati nel giusto modo. E’ stato notato, in soggetti adulti con tendenze ad alterare facilmente la realtà, che da bambini, venivano spesso “ingannati a fin di bene”. L’osservazione dei contesti familiari ove i soggetti esaminati svolgono la loro quotidianità, conferma che, i meccanismi attivati nell’infanzia ed archiviati in un’area del cervello inconsapevole, veicolano poi i comportamenti futuri dei soggetti che hanno sperimentato o subito dati comportamenti. Riprodurre i comportamenti che hanno cagionato delusione e sofferenza è uno dei meccanismi più comuni all’essere umano. Paradossalmente, in un inconscio tentativo di elaborazione e superamento di ciò che è stato sperimentato e magari apparentemente dimenticato, la tendenza prevalente è quella di bilanciare emozioni e sentimenti turbati, cercando un equilibrio proprio attraverso la ripetizione di dati comportamenti. E’ questo un meccanismo perlopiù conosciuto poco alla massa, ma attuato con una grande frequenza. Le “menzogne a fin di bene” creano circuiti alterati sotto un duplice profilo, non riguardanti solo i minori recettori delle ” bugie”, ma anche gli adulti trasmittenti. La menzogna apparentemente altruistica, è certamente facilitata dall’ingenuità e dalla buona fede del bambino, ma nell’adulto menzoniero, invisibile ed insidioso, si innesca il rammarico di dover estorcere forzosamente il consenso, attraverso stratagemmi che deludono prima ancora colui che si vede, suo malgrado, costretto a realizzarli. C’è  da dire di contro ed in misura diametralmente opposta a quanto appena evidenziato che, non sempre però i trasmittenti possiedono la consapevolezza o la sensibilità necessaria per percepire rammarico. Spesso accade infatti che, un comportamento, sostanzialmente sbagliato, diventi una consolidata e socialmente diffusa abitudine, peraltro, giustificata moralmente, dal fine superiore di non arrecare delusioni al minore. Tale processo è molto simile a quello che avviene per alcune forme di menzogna, o per quegli atti sostanzialmente errati, ma legittimati da terzi; in tal caso il senso di colpa e di vergogna che potrebbero emergere quando si mente, spariscono o sono ridotte ai minimi termini poiché “bugie avallate”
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